(This blog was Wireless Industrial Puppet)
17 February 2012 by Rob

Dietro le quinte

Cosa c’è di meglio che iniziare la giornata con il colore grigio-mal-di-testa (raffinata citazione dedicata ai fan degli R.E.M.) e un pensiero ricorrente che, finalmente, si trasforma in una serie di parole giuste per essere espressa? C’è tanto di meglio: ad esempio, svegliarsi con la persona che ami accanto a te e perdersi nel suo sorriso… Ma questo pensiero ricorrente è nato proprio perchè Anna non era con me, e  tra oggi e domani affronterà una delle migliaia di prove a cui dobbiamo sottoporci tutti quanti nella nostra vita. E, come si sa, nessuna prova è mai troppo facile, e quelle che lo sembrano nascondono pericolose insidie.

La prova è un concerto di chitarra classica. Ora, quei pochi che leggeranno staranno pensando:

 

E allora? Che c’è di difficile in un concerto? In fondo chi fa musica lo fa per divertimento. E, soprattutto, chi fa il conservatorio è sempre preparato per un concerto

 

Ecco, se la pensate così vi avverto: scansatevi, perchè vi tiro uno dei miei scarponi da neve appena tolti dai piedi. Se non tutti e due.

La vogliamo smettere di considerare la musica come un divertimento che non comporta alcun sacrificio e regala solo divertimento? Vogliamo iniziare, una buona volta, a considerare la professione del musicista come una professione dignitosa, pari alle altre?

 

Forse questo giudizio superficiale nasce dal fatto che la musica è una forma d’arte e che si fa solo per passione. E, obiettivamente, in fondo ci si diverte anche. Anche. Non solo. E qui sta il punto: vorrei sfidare chiunque a dire se si diverte a fare il suo lavoro. Il lavoro in sé non è divertente. La musica, invece, regala emozioni a chi la ascolta e, infine, anche a chi la suona. Ma… c’è un ma, come sempre. Quel divertimento altro non è se non la soddisfazione che si prova, dopo anni e anni di sacrificio, quando la propria musica arriva al pubblico, comunica qualcosa di incomunicabile a parole, diventa empatia. Quando questo accade si parla della “magia” della musica, ma non si considera il fatto che questa magia nasca dallo studio. Un musicista non riuscirebbe mai a fare questa magia se non avesse affrontato decenni di sacrifici e di studio serio. Apro una parentesi: c’è anche chi possiede un talento talmente grande da riuscire a diventare subito un bravo musicista senza apparenti sacrifici. La verità è che questi talenti vanno poi coltivati e richiedono altrettanto sacrifcio, al dilà degli exploit iniziali, per far sì che il talento si trasformi in costanza.

La musica è estremo sacrificio, a tutti i livellli. Anni e anni di studi, parecchi soldi spesi e nessuna garanzia di un futuro lavorativo serio per chi decide di farne una professione. E per chi, invece, si trova un lavoro “normale” per necessità e continua a coltivare la sua passione per la musica a costo di ulteriori sacrifici, si vede appiccicare addosso l’etichetta dell’hobbysta che fa musica solo e soltanto per divertimento. Ma ci tornerò dopo: è un capitolo a parte che richiede ulteriori approfondimenti; per ora voglio parlare di chi, invece, ha fatto la sua precisa scelta di vita.

Non è affatto facile salire su un palchetto, di fronte ad un piccolo pubblico e con il proprio strumento come unica difesa da quegli sguardi indagatori che si aspettano tanto da te. Non è facile fare mezz’ora di concerto, anzi… è maledettamente difficile, anche per chi ha accumulato anni e anni sullo strumento. Se poi sei da solo, appare un’impresa impossibile. Eppure il coraggio si trova, e la Passione è l’unica spinta positiva in questo mare di correnti negative che tentano di ostacolare il musicista. Si, perchè qualsiasi altro lavoro si può fare anche senza passione, anche solo per necessità; ma per fare il musicista ci vuole solo tanta, tanta passione. Per affrontare i sacrifici. Per farsi scivolare addosso il giudizio che tutti i non musicisti danno del musicista, ovvero quello che mi ha spinto a riflettere e scrivere queste righe.

Un musicista si può anche commuovere quando suona, e può anche sembrare che ciò che fa sia facile e alla portata di tutti. E poi, ci vuole davvero tanto coraggio a salire su quel palco, anche se si hanno alle spalle anni di studi ed un’apparente sicurezza di sé. Si mette a nudo la propria anima, ci si mette in gioco. E questa è una difficoltà che ben pochi sono disposti ad affrontare, mentre per un musicista deve diventare normale e, in qualche modo, deve imparare a convivere con tutte quelle insicurezze che, bene o male, lo accompagneranno per tutta la vita. Perchè non è facile, non ci si sente mai sicuri al 100% quando si sale su un palco, perchè si ha sempre paura dell’imponderabile che, in qualche maniera, è sempre dietro l’angolo e può rovinare la tua esibizione. E lasciare agli altri il gusto di criticarti e additarti come un cattivo musicista. Voialtri non musicisti, se leggerete queste parole, abbiate rispetto la prossima volta per chiunque salga su un palco con uno strumento e si mette in gioco. Non è facile, e non tutti lo fanno solo per mettersi in mostra.

 

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