Torno a casa, apro la porta della mia camera e prima ancora che accenda la luce punto lo sguardo sui tre oggetti che troneggiano nella stanza. Sono loro le vere inquiline di quei 15 metri quadri, parzialmente occupati da un letto un armadio e una scrivania, io sono solo un ospite di passaggio.
Le mie chitarre.
Ce ne sono altre due, a dire il vero, più un basso e un corpo solo che tra un po’ diventerà la mia quarta chitarra elettrica.
Ciccio, il basso. Juliette, la classica. Marilu, l’acustica. La Telecaster detta Clarissa Alathiel Arcadia e, dopo i lavori, diventerà solo Arcadia. Il corpo della Strato per ora ha solo il nome in codice "EVA-02", ma poi penso che si chiamerà Asuka. Janis, la Les Paul.
E Gaia. La mia fida compagna a sei corde da ben dodici anni.
La regina.
Nera, snella, sinuosa, elegante, bella da vedere e da suonare.
Emozionante.
Mai un problema con lei, ogni volta che le do voce attraverso un amplificatore risponde sempre come sa fare, sempre con la sua voce che sa essere sommessa o grintosa, sempre con il suo vibrare in perfetta sintonia con le mie emozioni.
Dodici anni, e non me ne sono mai separato. Ovunque io abbia vissuto, lei è venuta sempre con me, e in qualunque situazione io abbia suonato la mia voce veniva fuori dalle sue corde, i suoi magneti. La mia voce musicale.
Le altre chitarre elettriche sono un complemento, un tentativo di rinnovare o rendere più adeguato il mio suono a situazioni diverse, e l’ultimo progetto serve a completare il mio arsenale ideale (per il momento) con una chitarra "storica" che però è necessaria per quel che faccio. Ma ogni volta che torno a casa dopo una jamsession, le prove con il gruppo o altre situazioni, e Gaia è rimasta a casa sul reggichitarra… sembra quasi che mi aspetti e, sorniona, mi dica: "E’ inutile che scappi, tanto torni sempre qua".
E’ vero. Di tutte le chitarre che ho, o che potrò mai avere, la Regina sarà sempre lei.
Ora l’ho rimessa in sesto, risolvendo il problema del ponte semi ossidato e ho fatto rettificare i tasti un po’ consumati: è tornata ancora più in forma. La sto usando nella cover-band, dove ho bisogno di una chitarra versatile ma con una sua personalità, una chitarra che suoni bene sia pulita che distorta, e lei pare che ne gioisca.
Vibra meglio, ultimamente, e sembra che la sua voce non aspettasse altro che tornare a ruggire insieme a basso e batteria, in un ampli tirato a palla.
Io non posso darle altro tributo se non contiunare a suonarla. Per altri dodicimila anni, su questa Terra o nell’aldilà dove prima o poi andrò. E se qualcuno considera un po’ "feticista" tutta questa dimostrazione d’affetto verso un oggetto materiale, posso solo dirgli che è impossibile da spiegare perchè ci si possa legare ad una chitarra.
E’ vero, sono io che carico di emozioni l’oggetto e non è l’oggetto che le possiede in proprio. Ma è anche vero che con questa chitarra sono capace di liberare tutte le emozioni più belle che ho, e quindi non posso non sentirmi "legato" a lei.
E’ la mia Gaia, non ce ne sono altre al mondo.
Rob