(This blog was Wireless Industrial Puppet)
20 July 2007 by Rob

Il concerto più bello del secolo

Il luogo: Auditorium "Parco della musica", Cavea centrale, Roma.
Alle 21.30, circa, lui sale sul palco, si siede al piano, e attacca con una canzone del suo ultimo disco, "9".
Lui, Damien Rice.
Ed io non ci credevo… ero la, e stavo ascoltando. Meglio, stavo vivendo quel momento.
Forse non tutti saranno d’accordo con me, visto che ho definito questo concerto "il più bello del secolo". Soprattutto perchè la musica di Damien Rice non è spettacolare, la scenografia era del tutto assente, il luogo molto piccolo (ci saranno stati 2500-3000 spettatori al massimo), e soprattutto… ascoltando alcune registrazioni live di Damien non ci si fa un’idea di "grande concerto", piuttosto di bei concerti dall’atmosfera intima.
E, in effetti, l’atmosfera era intima… però Damien Rice, ieri sera, era in stato grazia.
Tutte le canzoni che ha suonato sono state completamente riarrangiate, e ieri sera hanno preso nuova vita in noi "fan" di Damien, perchè adesso sembra quasi impossibile riascoltare i suoi dischi. Hanno perso quella leggera patina di pacatezza per acquistare una forza ed una empatia maggiori, e ieri sera sono state il veicolo di nuove sensazioni che forse lo stesso Damien adesso prova. L’impressione è che siano cambiate molte cose in lui, e lo trasmette con questo nuovo sound più potente, meno delicato di sicuro, e pieno di giochi e sperimentazioni per nulla invasive o pesanti.
Giochi di tappeti sonori creati dal secondo chitarrista (di cui mi sfugge purtroppo il nome) o dagli effetti che anche lui usa, adesso, con la chitarra acustica.
Giochi di loop fatti con la chitarra ma anche con la voce.
E la sua voce che veniva fuori perfetta: nessuna sbavatura, una interpretazione magistrale su tutti i brani.
Chi dice che Damien Rice non sappia cantare sbaglia. Forse a livelli tecnici non sarà eccelso, ma la sua voce è il perfetto tramite delle sue emozioni, l’interpretazione non è mai esagerata e sottolinea perfettamente il senso delle canzoni che canta.
Delle SUE canzoni, e la sensazione di appartenenza è forte.
Lui vive, in noi che lo ascoltiamo, attraverso le sue canzoni che ci canta. A prima vista, lui è sul palco solo "per se stesso", perchè non fa la "scimmia", perchè non dialoga molto con il pubblico, perchè canta quasi sempre ad occhi chiusi, perchè non ha gli atteggiamenti di una rock-star, ma in realtà così facendo lui sta donando tutto se stesso al pubblico, e il rapporto di empatia reciproca nasce spontaneo.

La scenografia di ieri sera era essenziale. Ovvero, era inesistente: l’unico elemento scenografico, forse, erano le candele messe sul palco. Le luci normali, mentre l’acustica era semplicemente perfetta.
Damien, come dicevo, era in stato di grazia, ma anche tutti i musicisti che hanno suonato con lui non erano da meno.
Sono stati tantissimi i momenti emozionanti… dalla versione "alternativa" di "Volcano", ad una canzone inedita ma bellissima, da "I Remember" cantata senza il supporto di Lisa Hannigan che ha chiuso il sodalizio artistico con Damien (e di lei, francamente, non si sentiva affatto la mancanza ieri) e intervallata nella parte strumentale con un omaggio a "Bang Bang" di Nancy Sinatra, a "Cannonball" cantata in versione realmente unplugged… ovvero voltuamente senza amplificazione (eppure si sentiva). Il momento topico, secondo me, è stato il finale: Damien è solo sul palco e accanto a lui c’è un tizio con un grembiule da barista. Non canta, ma ci racconta una storia… in un inglese facilissimo da comprendere perchè ben pronunciato.
Una storiella. Intervallata e sottolineata da piccole frecciatine sarcastiche che, nonostante la lingua, tutti abbiamo capito e alle quali tutti abbiamo riso.
La storia che fa da antefatto a quella che, per me, è la sua canzone più bella, particolare, originale, struggente, sentita, e ironica: "Cheers Darling".
Ed il concerto è finito la.
Tra le lacrime di gioia del sottoscritto.

Le foto non sapranno rendere giustizia a quanto è successo ieri. Vuoi per la musica, vuoi per l’atmosfera… avevamo quasi vergogna a cantare con lui, preferivamo ascoltare nel più totale silenzio e vivere le emozioni che ci trasmetteva. Vuoi per la sorpresa di ascoltare le canzoni ben conosciute in versioni completamente nuove… nuove emozioni, nuove sensazioni sonore.
Per chi ama Damien Rice, quello di ieri è stato sicuramente il concerto più bello del secolo.
Sono felice di averlo vissuto.

Lascio qua, come "titoli di coda", la scaletta delle canzoni:

Rootless Tree
Volcano
I remember
(inedita, non ne conosco il titolo)
Dogs
Delicate (introdotta da un pezzettino di un’altra canzone inedita)
Me, my Yoke and I
Accidental Babies
Eskimo
The Blower’s daughter
Cannonball
Coconut skin
Sleep, don’t weep
Cheers darling

Rob

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