… oggi eravamo al telefono.
Ci abbiamo messo quaranta minuti solo per avere il coraggio di salutarci, ma questa ormai è la regola non scritta: è sempre più difficile dirci "ciao".
Non solo la telefonata è arrivata alla fine di una giornata pessima per me, e le ha restituito un senso.
Non è solo per… le sensazioni che provo quando le parlo e che si possono riassumere semplicemente con un sorriso.
E un sorriso vero non è mai banale, né semplice.
Non c’è stato solo questo a rendere bellissima una telefonata come quella di oggi… c’era qualcosa di più.
C’era come una specie di sottofondo, una ideale colonna sonora che accompagnava e completava quel momento.
Un battito continuo. Sordo, ma molto presente.
Secondo Nicola Piovani è in 6/8, ma io non sono così sofisticato da volerlo schematizzare.
Anche perchè nel mio caso è un ritmo irregolare, che non vuole proprio saperne di sottostare a rigide regole formali.
Provo a descriverlo con dei suoni onomatopeici, e chiedo perdono se non sarà molto comprensibile:
tu-tum… tu-tum… tu-tum…
Era così forte… e sono certo che lei lo sentiva dall’altra parte del telefono.
Rob