In questi casi perdi il senso del tempo.
E’ bellissimo avere dei programmi ben precisi al mattino e scoprire che, nel pomeriggio, non riuscirai a metterli in atto.
"Aho, visto che stai a parti’, vattene a ‘e due!", dice il mio collega.
Chiaramente, il suo accento denota un’origine inglese.. forse Oxford?
Non sarei partito oggi, ma ho deciso che era meglio assecondarlo e lasciarlo nelle sue convinzioni.
Sapete com’è, la linea di minor resistenza…
Tuttavia, già questo buon proposito è disatteso: per colpa di GIF, JPEG e PNG, nonchè di XML e baci-abbracci-panettone-e-buonefeste vari, vado via alle 15.30.
Sgrunt.
La Regale Carrozza necessitava una bella scrostatura dal fango. A quanto pare, quella in cui abito è l’unica via dove, in caso di lavaggio strade, passano comunque con il fattapposta-lavastrade lavando solo il centro e lasciando che le macchine parcheggiate si becchino tutta la sporcizia delle spazzole rotanti (… e hanno anche le doppie scope spaziali, nonchè il tuono rombo-perforante. Goldrake Docet).
Mi reco ove è possibile restituire la Regale Carrozza al suo splendore, e successivamente entro nel magico mondo di un negozio di giocattoli (a 4 giorni dal Natale) alla ricerca di una cosa che desidero prendere a tutti i costi.
Non trovandola.
Alle 17.00, infine, con la Regale Carrozza splendente, il traffico che già non prometteva nulla di buono, mi metto l’anima in pace e prendo la rotta di casa.
Sob.
Via Cristoforo Colombo.
Laggiu’ nel Regno delle Due Sicilia, terra che mi ha visto nascere nella "Città del Mito" e mi ha visto crescere (poco, tra l’altro), il nome di Cristoforo Colombo viene spesso usato per sostituirsi ad una grave imprecazione, di fatto edulcorandola nella forma.
Certo, però, ha un bel suono… "Crrrrristoforo Colombo!".
Ti riempie davvero la bocca.
Onomatopeico.
E’ in questa bellissima via a millemila corsie che è iniziata la mia odissea: dalla Rotonda dell’EUR fino a San Giovanni ho usato solo la prima.
Quando non ero in discesa.
Alle 18.00 mi chiama il mio collega di cui sopra per sapere come fosse andato il viaggio.
Carino, eh?.
Alle 18.40 Piazza San Giovanni in Laterano mi sembrava un girone dantesco.
La Giudecca, per essere precisi.
La radio passava amene strofe a cui quasi non ho badato, mentre con sommo orrore constatavo che:
1. Mi si era esaurita la batteria del cellulare.
2. Avevo fame e voglia di andare in bagno.
3. Non avevo neanche l’ombra di qualcosa di commestibile in casa, e non sapevo se avrei fatto in tempo ad andare a fare spesa. Mi sarei accontentato anche di leccare la carta del sacchetto di patatine, altrimenti avrei rischiato di rosicchiare la mia bellissima scrivania "Summera". Made in IKEA, ovvio.
Alle 19.30 ero su una Nomentana più affollata che mai.
Tutti a ballar la samba in Tangenziale! Dai!
Nuovo Salario ormai era un miraggio, fare in tempo per trovare il supermercato aperto un’utopia ben più visionaria del Comunismo di Friedrich Engels.
La fame e la vescica urlante, però, erano terribilmente reali… Folli idee tipo "parcheggio e faccio pipì dietro un cespuglio" e "fermo le macchine che mi seguono e chiedo loro se hanno del cibo da vendermi" si affacciavano alla mia mente, ma ovviamente non c’era verso di dare un seguito a questo piano poichè… beh, provate a cercar parcheggio sulla Nomentana!
Alle 20.10, circa, mi ritrovo seduto sul mio letto.
Incredulo.
Fortemente desideroso di essermi risvegliato da un incubo, tuttavia… il mio fondoschiena mi confermava, con una schiettezza inquietante, che ero rimasto davvero tre ore in macchina.
Per fare 18 Chilometri.
VI PARE NORMALE TUTTO QUESTO?
R.