Una voce.
Scritto da Rob
il 29/3/2008 alle 12:56
motivo: mio


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  • Era un pomeriggio, eravamo da poco nella seconda metà di luglio, ed era lo scorso anno.
    Non ricordo cosa stessi facendo di preciso, forse stavo suonando… però all’improvviso squilla il telefono e compare un numero che non conoscevo.
    Eri tu, ed era la prima volta che sentivo la tua voce per telefono, e dopo le prime sillabe già ne ero rimasto incantato.
    Ti sentivo tremare nonostante tra noi ci fossero due telefoni e svariati chilometri di mondo, e mi faceva tenerezza sentirti incespicare su qualche parola per l’emozione. Se sapessi quanto ero emozionato io… era uno di quei momenti in cui sentivo di voler dire tantissime cose ma nessun pensiero coerente riusciva a varcare la soglia della coscienza e trasformarsi in movimenti delle labbra, e tuttavia non sapevo o non capivo perchè. Come quando mi sono perso per la prima volta nei tuoi occhi, ma in quel pomeriggio di luglio e dietro quella cornetta io non potevo certo immaginare quanta strada avremmo fatto nell’avvicinarci. Tuttavia l’emozione c’era, e forte… e un senso di tenerezza per l’emozione che percepivo nella tua voce.

    … still I can’t see what’s going on…

    Quando ci siamo salutati sono rimasto per qualche minuto ancora con gli occhi chiusi, assaporando quel miscuglio incomprensibile di sensazioni belle, e soprattutto assaporando ancora la dolcezza della tua voce così musicale che lasciava una leggera eco nei miei pensieri.
    There’s still a little bit of your song in my ears…

    Poi ho riaperto gli occhi e, con un sorriso grande quanto una casa ed il cuore che si scrollava già un bel po’ di polvere di dosso, mi è venuto così spontaneo scegliere quel soprannome per salvare il tuo numero in rubrica…

    … so come on courage, teach me to by shy …

    già :)…

    R.

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