Scorie dal passato
Scritto da Rob
il 25/6/2008 alle 16:40
motivo: la band, mio, musica


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  • Oggi, io ed il mio collega con cui pranzo quasi tutti i giorni non siamo andati al solito posto, ma abbiamo deciso di provare la mensa aziendale da poco riaperta.
    E ho incontrato una persona che definisco, sarcasticamente, una delle scorie ritornate dal passato: il batterista del gruppo a cui ho dedicato una lunga parentesi della mia vita musicale, e che si è sciolto a marzo del 2007. I Kandisky’ Stains. Ex Wireless Industrial Puppets. A dire il vero, non è la prima volta che lo reincontro, ma la prima volta mi fu abbastanza indifferente: ci siamo raccontati come andava e come non andava, se suonavamo ancora, se sentivamo le altre due ex componenti del “progetto” miseramente naufragato. E non nego di aver provato una enorme soddisfazione dicendogli che, tra una cosa e l’altra, non ho mai smesso di suonare e che ora sono orgoglioso di essermi reinventato bassista con risultati molto più che dignitosi.
    Oggi, però, è andata a finire che ho raccontato al mio collega la storia di quel gruppo nato sotto i migliori auspici e dietro la spinta di un entusiasmo travolgente, ma che non ha fatto altro che scivolare verso un declino sempre più veloce. E ripercorrendo questa storia, ho capito che non sarebbe potuto andare diversamente.

    Capitolo primo: I Wireless Industrial Puppets.

    Io ed Ele, la mia chitarra Janis e la sua batteria Pearl Export; strumenti comprati nello stesso giorno, il 7 gennaio 2006. La voglia di suonare insieme, e la convinzione che il brano che avevo scritto, “Lucy the black cat”, fosse veramente bello e che valesse la pena portare avanti un progetto per scrivere anche altri brani. E magari inciderli. E magari farli conoscere in giro.
    La conoscenza con Valentina, Gioia e Silvano, e quest’ultimo che molla subito il colpo perchè aveva il suo progetto da mandare avanti.
    Le prime prove, tutto funzionava bene. Avevamo un suono e una personalità, e a marzo abbiamo scritto 7 canzoni io e Valentina, tutte nate spontaneamente in un fine settimana a casa sua.
    Bene: il nostro progetto aveva senso, ed eravamo molto determinati a portarlo avanti. Provare. Incidere. Fare serate. Tentare di guadagnarsi una microscopica “fama” locale.
    Una indimenticabile prova il 24 marzo, il punto più alto che riuscimmo a raggiungere musicalmente: abbiamo suonato magicamente, c’era empatia… c’era quel certo non so chè di elettrico nell’aria. Io e Janis in intimità abbiamo prodotto le note più magiche di tutto quel periodo, il mitico assolo sulla canzone “Inutile”.
    Non dimenticherò mai cosa è successo mentre quelle note prendevano vita, e neanche quel minuto in cui ci siamo guardati tutti e quattro increduli per poi esplodere di gioia e di commozione.
    Non so perchè, ma ci mettemmo a cercare un secondo chitarrista che mi avrebbe dovuto “supportare” negli assoli; ma i tentavi fallirono miseramente. Forse per colpa mia, forse perchè ci mettevo troppa personalità nel suonare la chitarra su quelle canzoni che, almeno per quanto riguarda la musica, erano mie.
    Poi l’estate, e ognuno per cavoli suoi.
    Il litigio, l’incomprensione tra Ele e Valentina. Lasciamo stare le colpe, non cadiamo in facili vittimismi: quello fu il primo vero punto di rottura, il declino era già iniziato.
    A settembre conosciamo Sonia, bassista e polistrumentista. Pretenziosa. E le sue idee non mi piacevano affatto. A favore, però, aveva la determinazione e la serietà nell’impegno. E un gran bel basso che suonava con decisione, presenza, personalità. Decisi di mettere da parte la riluttanza per il suo eccessivo protagonismo e la proposi come bassista alternativa a Gioia, visto che era ormai chiaro che non potevamo contare sul suo impegno costante.
    Ele fuori dal gruppo.
    Gioia Idem.
    Restavamo io e Valentina, con Sonia che era forte di precedenti esperienze musicali e aveva determinazione da vendere.
    Volevamo fare le cose sul serio, infine.

    Capitolo secondo: la fase transitoria.

    Settembre 2006.
    Con questa formazione a tre ci arrangiavamo a fare le prove usando delle basi fatte con la drum-machine. Maci serviva un vero batterista.
    Ne abbiamo provati, ma nessuno sembrava voler restare con noi.
    Forse davamo l’aria di gente poco seria? O forse spaventava troppo la spinta arrivistica mia e di Sonia?
    Cominciavano anche le incomprensioni tra noi tre: Sonia mi parlava criticando lo scarso impegno di Valentina.
    Invece, Valentina parlava con me e si lamentava della eccessiva ossessività di Sonia, del fatto che non capisse il periodo che stava vivendo: era verso la fine dell’Università, tra tesi e ultimi esami era abbastanza difficile trovare il tempo per dedicarsi alla musica.
    Io facevo un po’ da pacere, sforzandomi di tener cucito un gruppo che, a guardar bene, avrebbe dovuto sciogliersi molto tempo prima.
    Alla fine incontriamo Domenico, il batterista che alla fine sarebbe rimasto con noi fino a marzo… ed io penso che quella sera fu l’inizio del declino inesorabile.
    Io avevo iniziato da poco la mia “esperienza” nel movimento umanista, e poichè quello fu un periodo di forti riflessioni mi convinsi che, ormai, non aveva più senso continuare con quel gruppo. Non sentivo più mia quella musica, non mi faceva più piacere suonarla e, soprattutto, suonarla con quelle persone.
    Ma visto che avevamo fatto qualcosa di buono fino ad allora, io e Valentina almeno, decisi di concedere un’altra possibilità al gruppo e mi convinsi a non dare seguito al proposito di uscire dai W.I.P. Già, perchè ci chiamavamo ancora così…

    Capitolo terzo: i Kandisky’ Stains e l’inesorabile declino.

    Gennaio e febbraio li passammo cercando di amalgamarci e, soprattutto, di supportare Domenico: era da poco che suonava la batteria e gli mancava una certa sicurezza. Ma si sarebbe potuto superarla se non fosse stato per il fatto che… io ero mentalmente con un piede fuori dal gruppo e onestamente non avevo voglia di dedicare troppa energia nel continuare a tenerlo cucito. E in questo si includeva anche la scarsa voglia di stare dietro alle insicurezze di Domenico. Alle lamentele di Sonia. Alla necessità di spronare Valentina.
    Non vedevo più motivazioni serie, non vedevo soprattutto un vero impegno: in fondo quello voleva essere un progetto con certe pretese, in fondo avremmo voluto raggiungere una certa professionalità. Ma la realtà dei fatti era ben diversa…
    Verso i primi di marzo decidemmo di abbandonare il nome W.I.P. in favore di un nome scelto da tutti quanti e che sentissimo “nostro”. A dire il vero, le cose andarono così: fui io a chiedere di non chiamarci più con quel nome che era il titolo del mio blog, e non un nome scelto per il gruppo, e dunque aveva dei significati ben precisi che non avevano mai avuto a che fare con il gruppo.
    Scegliemmo Kandisky’ Stains perchè piaceva a Valentina e Sonia. Domenico fu d’accordo, io mi limitai semplicemente ad assentire. Non mi interessava più nulla.
    Avevamo come obiettivo quello di suonare alla festa di laurea di Valentina, e dentro di me avevo deciso che se quella serata fosse andata bene, allora avrei riconsiderato le mie posizioni e sarei andato avanti. Ma se fosse andata male, e ne ero quasi certo, avrei liberato il gruppo dalla mia ingombrante presenza.
    La marcia di avvicinamento a questa data fu abbastanza buona: durante le prove i brani cominciavano a girare, Domenico prendeva sempre più sicurezza e sembrava che tutto cominciasse davvero a funzionare.
    Tuttavia, il giorno prima della serata Domenico ci annuncia che non se la sentiva di suonare.
    Per me fu il colmo.
    La serata alla fine andò benino: io e Sonia, in fondo, eravamo molto affiatati musicalmente e riuscimmo in qualche modo a suonare per bene. E tuttavia vedevo che un anno di sforzi aveva portato praticamente al nulla: una serata acustica, un gruppo ancora non amalgamato, ancora troppe incertezze musicali. Un atteggiamento da gruppo di liceali che suona solo per divertimento, e non di gente che vuole suonare sul serio e “sfondare”.
    E quella sensazione di estraneità nei confronti di quella musica che avevo visto nascere e che avevo voluto accudire quasi fosse una figlia.
    Alla fine di quella serata presi la decisione di mollare tutto, e dopo pochi giorni lo feci.
    Tirandomi appresso colpe che non avevo, sentendomi dare dell’ipocrita o addirittura del fallito perchè preferivo andare a suonare in una cover-band.
    Altro capitolo amaro, ma lasciamo perdere per ora.
    I Kandisky’ Stains erano finiti prima ancora di iniziare…

    Epilogo.

    Quando lasciai il gruppo non diedi troppe spiegazioni sulle vere motivazioni che mi avevano spinto a farlo, riservandomi di fornirle man mano che ci fossimo chiariti direttamente con le persone. Volevo farlo parlando loro in faccia, insomma. E tuttavia questa opportunità non si è mai presentata… in parte, lo ammetto, per colpa mia.
    Sonia l’ho sentita una volta sola per MSN. Abbiamo parlato, ma abbiamo rimandato un vero chiarimento qualora ci fossimo incontrati.
    Valentina l’ho rivista solo una sera di ottobre in cui le ho restituito la sua chitarra elettrica presa “in cura” diversi mesi prima. Ma non ci siamo più chiariti, ho preferito così: era passato troppo tempo, e volevo tagliare i ponti.
    Con Gioia non ho più parlato dopo che l’abbiamo sostituita con Sonia.
    Domenico, infine, l’ho rivisto dopo oltre un anno da quei fatti. E non mi andava di parlare oltre…
    E con Ele sono riuscito a parlare: a sorpresa è venuta a trovarmi a casa e abbiamo chiarito alla fine. Salvo poi non sentirci più…
    In tutto questo, a partire da gennaio 2007 è ripresa la collaborazione con Silvano per il progetto Factotum, prima in versione acustica e ora in veste di bassista per il progetto elettrico.

    Ma perchè ho perso tutto questo tempo a riassumere due anni e mezzo di storia travagliata? In fondo, quelle che io chiamo scorie sono solo i ricordi associati a questa esperienza, e sono ricordi che hanno tinte forti. Le belle emozioni nate dalla musica rappresentano la parte che vale la pena ricordare, mentre ci sono molte cose che ancora non riesco a digerire. Le scorie, appunto.
    In primis, il fallimento di un progetto nonostante la forza di volontà e l’impegno profusi. Lo sbando che è seguito a questo fallimento, l’esperienza della cover-band che sembrava positiva e che invece mi ha distrutto quando ho scoperto di essere considerato un pessimo musicista (secondo i loro canoni). Forse è stato il destino che mi si è ritorto contro, vendicando in un certo senso il mio comportamento nei confronti di Gioia? Non lo so, forse non è il modo giusto di vedere le cose e poi, comunque sia, le situazioni erano molto diverse…
    Ma soprattutto, il pensiero che mi tormenta è quello di aver visto andar sprecate delle belle canzoni. Si, quelle famose sette canzoni composte per quel progetto io le consideravo belle. E le considero ancora così.
    Ogni tanto riascolto le registrazioni di marzo 2006, quelle con la formazione originale, e mi ritorna in mente tutta l’energia e la freschezza di quelle canzoni. Non mi importa se sono nate leggendo i testi di Valentina, non mi importa se eravamo quattro pippe che starnazzavano e gracchiavano cercando di suonarle. Io amo quelle canzoni, sono … delle mie creazioni, sono parte di me.
    E il pensiero che non vedranno più la luce in una incisione, in pubblico, mi ha tormentato fino ad oggi… fino a quando, riflettendoci un po’, ho capito qual’è il metodo migliore per risolvere questo dilemma.
    No, non rifonderò il gruppo. E non ho certo intenzione di tornare a lavorare con Valentina… con tutto il rispetto, ma sul piano artistico e personale abbiamo punti di vista troppo distanti. A maggior ragione non mi sfiora l’idea di riprendere i contatti con Sonia e non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di contattare Domenico. Fanno parte del passato, punto.
    Ho in mente un’altra cosa… e le riflessioni a cui accennavo prima sono servite a liberarmi delle ultime, vere scorie che appesantiscono questi pensieri: i sensi di colpa inutili e, soprattutto le remore che mi hanno frenato fino ad ora.
    Non ho da sentirmi in colpa per cio’ che è accaduto.
    E non devo lasciare che delle remore mi intimidiscano: prenderò quei pezzi e gli darò nuova vita. Scrivendo nuovi testi e linee melodiche meno cantilenanti.
    Gli darò la forma completa che meritano.
    E vaffanculo alle scorie

    R.

    2 Comments

    • At 2008.06.25 18:00, NinaZafaz said:

      Com’è difficile fondare un gruppo… Ne ho provati tanti ma sempre pilotati da altre persone più esperte, visto che erano nati all’interno della scuola di musica. Non è bene in quel modo, mi sono ritrovata a fare cose che non mi convincevano e che facevo solo perché avevo fame di musica e volevo fare più esperienza possibile suonando con gli altri.
      I W.I.P. non li ho mai sentiti, solo qualche registrazione e quello che dovevo dire, l’ho detto a te. Per trovare l’alchimia, come dici tu, ci vuole tanto tempo e le persone giuste subito, o quasi. Dopo, come si legge tra le righe, ci si annoia, nascono le incomprensioni anche con le altre persone che si considerano “giuste”.
      Poi quello che si nota in questo resoconto è… fondamentalmente la voglia di arrivare da qualche parte, magari essere famosi. Io questo lo vedo come un germe malvagio. E’ giusto figurarsi un obiettivo, sono la prima che ha la vita futura costellata di obiettivi ma… sembrava, da come l’hai raccontata, che mancasse freschezza negli scopi. Non so se mi sono spiegata… Io sono d’accordo: quando si mette anima e corpo in un progetto si vorrebbe essere ripagati degnamente ma secondo me, un gruppo appena nato, forse avrebbe dovuto andare più lentamente, con tanta tranquillità perché è come far crescere un bambino. Se dalla fase delle gratificazioni (sorrisi, carezze, il calore dei genitori) passi alla fase delle richieste (fai questo, fai quest’altro, le pretese dei genitori) allora il bambino non sa più come crescere e si rinchiude in sé e nei peggiori dei casi… diventa malato. Io vedo molta più tranquillità nel tuo nuovo progetto dei Factotum. Da te, almeno, sento voglia di suonare bene e nutrirsi della musica. E’ così che dev’essere all’inizio quando si è più incerti, quando ancora non si è raggiunta la stabilità tra i componenti e la sicurezza musicale (che conta tanto, è facile dopo un’esibizione dare colpe, magari prima con le battutine fino ad arrivare ai litigi).
      E poi l’umiltà… quanto è importante. Io l’apprezzo nelle persone normali che incontro, figuriamoci se la vorrei vedere nelle persone con cui suono!
      Dal passato s’impara tanto e poi… bisogna avere pazienza e speranza nel futuro. Quando cambierai vita magari avrai altre sorprese, altre esperienze, e te lo auguro con tutto il cuore.
      La fase positiva che spero tu stia attraversando, anche se a fasi alterne, e il tempo che è passato da quando hai suonato quei brani… tutto contribuirà a cambiare quelle note e quei testi. Nel bene o nel male saranno diversi, saranno più tuoi magari. Un problema matematica ha una sola soluzione, anche se ci si può arrivare per vie diverse (a volte). Il bello della musica è la libertà che offre. Con i nuovi generi musicali, anche la partitura tra poco diventa variamente, diversamente, oppostamente eseguibile. :)
      A te la scelta, a te la fantasia, a te il gusto. Poi li voglio sentire eh!

      (Oddio tra poco ho scritto un post invece che un commento -.-’ Perdona / Perdonate la ridondanza ma avevo voglia di comunicare stasera e poi mi sono messa a fare quasi sentenze sul passato. Lo sai Roberto con che spirito l’ho dette… Non voglio salire sopra la cattedra, ma è il mio modo di vedere le cose, anche per un futuro.)

      • At 2008.06.26 09:45, Rob said:

        (per prima cosa non ti scusare: a me piacciono i commenti lunghi e articolati come questo. E non sei stata affatto ridondante, su :)… )

        Il punto centrale è stata, appunto, la mancanza di freschezza degli obiettivi del gruppo… o, anche, la mancanza assoluta di chiarezza degli stessi. Infatti, inizialmente ci siamo posti l’obiettivo di fare musica, crescere… crescere… crescere… e soprattutto crescere come gruppo, e poi magari arrivare nel giro di un anno, o anche due, proporre la musica in giro. Ma questo era l’obiettivo mio e di Ele, cioè quello del nucleo primordiale del gruppo. E questo perchè, fondamentalmente, io e lei siamo persone con i piedi per terra e abbiamo la mentalità da musicisti. Quando poi è subentrata altra gente, e parlo sempre della prima formazione… sono iniziati i veri problemi, e riguardavano soprattutto la visione in merito a questi obiettivi.
        Sarò cattivo? Bene: dover lavorare con gente che non faceva musica per amore della stessa, ma che voleva solo esibirsi e stare al centro del palco ammirata e osannata dalle folle, e voleva arrivarci in tutta fretta e senza adeguata preparazione (quantomeno mentale), senza conoscere la musica (almeno come mentalità, a prescindere dalla tecnica), senza essere Musicista… insomma, non vado oltre perchè s’è già capito.
        Il progetto Factotum funziona perchè siamo tutti musicisti: suoniamo per amore della musica che facciamo e per crescere, e inseguiamo comunque l’obiettivo di far conoscere la musica che facciamo ma… in maniera non assillante, e con cognizione. Con la consapevolezza che il fine ultimo è la Musica, e non certo la fama o il riscontro finale. A noi basterebbe suonare in giro quanto più possibile, vedere anche solo un sorriso nelle persone che ascoltano la musica che facciamo, e vorrà dire che siamo stati bravi e che abbiamo lavorato bene.
        E qui casca l’asino: il lavoro fatto con Silvano funziona perchè, in sostanza, sappiamo lavorare e lo facciamo con la dovuta serietà e impegno. E senza che questo diventi un’ossessione per alcuno… Con i W.I.P. / K.S. pareva, invece, che una prova a settimana fosse esageratamente impegnativa, e che arrivare preparati alle prove significasse sacrificare parti importanti della propria vita… o che ripetere i brani in sala fino a che non venivano bene fosse un sacrilegio. Certa gente, in quel gruppo, voleva raccogliere i frutti senza sporcarsi le mani e piegare un po’ la schiena per lavorar la terra.
        Con Silvano non mi pare di fare tutti questi enormi sacrifici. Anzi: ora dedico almeno una o due ore a settimana per studiare il basso, oltre a imparare i brani che dobbiamo suonare e alle prove stesse. E questo non toglie nulla alla mia vita… anzi, aggiunge moltissimo.
        Ed è lo stesso pensiero che muove Silvano, Simone, Ale… insomma, siamo quattro musicisti che capiscono il valore del lavoro e del “sacrificio” che facciamo. Come ho detto poc’anzi.
        E ora sono io che mi allungo e divento ridondante :p… ma ho ancora una cosa da dire.

        Per cio’ che riguarda questo periodo… da un lato devo essere positivo per forza, altrimenti faccio prima a prendere un badile, scavare e seppellirmi da solo :p. Ma a parte scherzi :)… cosa c’è di veramente negativo in questo periodo? Cosa ci sarà mai di così drammatico da vedere tutto nero?
        Nulla, alla fine. E la cosa che ho veramente imparato è che si perde sin troppo tempo a girare intorno alle piccole cose negative che, alla fine, non si scorgono le enormi cose positive.
        La prima, su tutte… tu :). E’ passato un anno da quando sei entrata nella mia vita, e in ognuno di questi 365 giorni che abbiamo trascorso hai saputo aiutarmi a guardare oltre il buio, hai saputo soffiare via tutti i granelli di polvere che offuscavano il mio animo. Hai frantumato i macigni e le barriere e li hai spazzati via, e l’hai fatto con tutta la grazia di un gesto gentile, una carezza… uno sguardo che ha illuminato il buio nel quale ero calato.
        E tutto il resto è conseguenza della bellezza che hai portato nella mia vita… la voglia di scuotermi dal torpore di una situazione di vita non bellissima, la ritrovata voglia di studiare, la fiducia in cio’ che mi aspetta nel futuro… sia prossimo che lontano. E soprattutto, ogni singolo momento meraviglioso che abbiamo passato, e tutti quelli che passeremo… perchè voglio restarti accanto sempre :).
        Perio’, se oggi mi sento così pieno di energia da aver deciso di scrollarmi di dosso le “scorie” di cui parlavo nel post, e se sono così entusiasta di riprendere in mano le vecchie canzoni, togliere tutta la sporcizia di cui sono state insozzate e restituirle allo splendore con cui le ho concepite… se mi sento felice di poter fare questo è grazie al sorriso con cui illumini la mia vita. Un sorriso interiore che non si spegne neanche quando è minacciato dal grigiore della vita quotidiana che ogni tanto ci abbranca…

        La pazienza e la speranza nel futuro. E’ questo che mi fa andare avanti nonostante i W.I.P., le Cover band, le Valentine e le Sonie del caso, i giudizi di gente che non capisce un cazzo di musica vera.
        E poi la fiducia che mi ha dato Silvano, e il sostegno che mi dai tu, la felicità per tutto cio’ che sta riuscendo bene in questo periodo… e l’infinito amore per la musica che ha sempre riacceso di speranza la mia vita.
        Ecco i motivi che mi fanno ben sperare… e sono convinto che quelle canzoni riprenderanno nuova vita.
        E stanne certa… le sentirai :).

        R.

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