il 22/7/2008 alle 11:59
motivo: mio
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ECCOLA!
E’ più di un anno che attendevo questo momento, che aspettavo di scartare un pacchetto, togliere tutti gli accessori dalle relative bustine, montare il tutto e… scattare una bella foto celebrativa con l’altra mia macchina fotografica (la mia fidata Fuji FinePix S5600).
Ecco la mia prima Reflex (digitale) che ho aspettato sin dal primo giorno in cui mi sono messo in testa di scattare fotografie sul serio… dapprima con una fotocamera adatta ad imparare (la Fuji è stata perfetta), e poi passare ad una vera Reflex.
Dopo quasi due anni passati a cercare di padroneggiare i concetti di apertura diaframma, tempo di esposizione, bracketing, numero di stop, filtri, compensazione dell’esposizione, bilanciamento del bianco… e dopo un anno e mezzo a combattere velocemente con scomodi tastini per lo zoom, l’apertura e l’esposizione, ed essermi tolto molte soddisfazioni pur con un mezzo limitato (ma potente) come la mia vecchia Fuji… mi sento pronto per il salto nel mondo delle Reflex.
Devi capire come verrà la foto solo guardando un mirino e i dati che ti presenta, non c’è il “Preview”… e la messa a fuoco bisogna valutarla ad occhio, anche se c’è l’autofocus.
Tuttavia… girare una manopola per lo zoom, girarne un’altra per la messa a fuoco, girarne un’atra ancora per l’esposizione o per l’apertura del diaframma… tutto rapido e preciso, tutto funzionale ad un unico risultato: cogliere l’attimo per una bella foto.
Avere una Reflex in mano ti da la sensazione di essere più a contatto con le immagini che andrai a fissare nella pellicola (digitale, in questo caso), e in quel mirino riesci a vedere il risultato che immaginavi poco prima di premere il pulsante per far aprire l’otturatore.
Senti lo scatto dello specchio che si solleva, dell’otturatore che si apre e si chiude in una frazione inimmaginabile di tempo, hai quasi la sensazione fisica della luce che lascia una sua traccia indelebile, su pellicola o nei bytes in cui è memorizzata. Passi, inconsciamente, dall’ordine di idee del fotoamatore a quello dell’appassionato di fotografia, che magari vorrebbe passare al professionismo.
Tuttavia… è stato davvero molto importante aver deciso di passare dal “calvario” di una fotocamera tecnicamente limitata, ma pur sempre valida. E me ne sono reso conto ieri sera quando, dopo cinque minuti, ero già in grado di usare tutte le funzioni manuali della mia nuova Reflex: non è tanto l’idea di padroneggiare tutti i concetti tecnici basilari della fotografia quanto… l’idea di essermi liberato da essi, di non doverci pensare più di tanto e di poter scattare una fotografia che sia simile a come l’ho immaginata, senza dover perdere tempo a ragionare su tutti i parametri. So come impostarli, so dove mettere le mani per farlo, e la fotocamera diventa semplicemente un’estensione dei miei occhi, delle mie dita.
No, non è l’idea di essere un bravo “tecnico” della fotografia, e neanche quella di soffrire una sorta di “timore reverenziale” per la mia prima Reflex… Quanto, soprattutto, mi sono accorto che non ho affatto perso di vista il fine di tutto questo: saper fare una foto.
Da quando ho iniziato a scattare foto con la Fuji, ad oggi, non ho mai dimenticato che il fine ultimo è la fotografia, e non il mezzo che ti consente di scattarla. Certo, se il mezzo ti consente possibilità espressive migliori, ben venga… e se ho deciso di passare alla Reflex è per lo stesso “meccanismo” che mi ha fatto decidere di passare da un’acustica di cartone ad una fatta di legni masselli: uno strumento migliore per un suono migliore.
Ma le dita si sono allenate sull’altra, quella di cartone… e con lo strumento nuovo, le dita sanno già dove andare e sono molto più allenate di quanto sembrasse. E’ il cuore a dettare la musica, e lo strumento migliore ti puo’ aiutare a creare nuove sfumature…
Ora so che le foto che scatterò saranno ancora più belle :).
R.
