(This blog was Wireless Industrial Puppet)
20 October 2008 by Rob

Cosa voglio dalla Musica?

Un giorno, quando ancora esisteva il vecchio gruppo in cui suonavo (i famosi “Wireless Industrial Puppets”), feci un assolo di chitarra che non credo dimenticherò tanto facilmente. Ricordo troppo bene quel giorno… era il 24 marzo 2006, la formazione del gruppo era quella originale (io, Ele, Gioia e Valentina) e quella sera riuscimmo a fare musica.
Le note di quell’assolo risuonano ancora in me, e mi rimandano a sensazioni e pensieri bellissimi. Soprattutto, mi fanno ricordare che sono stato capace di trasformare in musica i movimenti convulsi e goffi delle mie dita sulla tastiera. Musica, non una sequenza di suoni a caso.
Non è per essere nostalgico… o paranoico. Di quell’assolo, il mitico assolo, ne avrò parlato fino alla nausea. Anche di più, per colpa di uno dei miei frequenti attacchi di inutile e noiosa logorrea.
Ma più che altro ci penso e ripenso in continuazione perchè mi consola sapere che, quando evito di pensare a tutto il contorno, so di essere capace a suonare un po’ meglio di quanto non sappia fare.
So di avere quel pizzico di magia che, comunemente, viene chiamata musica. Ce l’ho, altrimenti non sarei mai stato capace di quell’assolo, o fare tante altre cose belle… non sarei capace di scrivere musica, o di comporre canzoni. Non sarei capace di emozionarmi quando mi lascio andare alla bellezza di quest’arte.
E allora, cos’è che mi blocca per tutto il resto del tempo che trascorro a suonare?

Cosa?

Cosa mi fa aver paura di suonare per gli altri, al punto da farmi bloccare da questa paura?
Cos’è che mi trattiene dal lasciarmi andare alla musica, e diventare capace di cose belle?

La paura,

paura,

paura…

La paura di sbagliare.

Cos’altro aggiungere… ne ho preso consapevolezza. So qual’è il mio punto debole.
Ho paura di sbagliare perchè ogni volta che ho preso coraggio e mi sono proposto, non ho fatto altro che vedermi mortificare dai risultati scarsi. E da chi mi ha ascoltato e giudicato un musicista scarso.
E ogni volta che mi sono trovato sul fondo del baratro musicale, non ho potuto fare altro che auto-convincermi, sulla base delle poche cose belle che sono stato capace di fare, che forse ne vale la pena rialzarsi e darsi forza.
Forse.
E così tiro avanti, ora, aggrappandomi ad una bella realtà che mi sta facendo riguadagnare fiducia nel mio fare musica. Certo, si tratta del basso e non della chitarra… ma in fondo, ho già cambiato strumento una volta, passando dalla tastiera alla chitarra, ed ero solo agli inizi del mio percorso musicale.
Col basso mi riesce tutto bene perchè non mi pongo il problema di sapere o non sapere suonare. Non ci tengo, sinceramente, ad essere un grande bassista… e perciò, accetto tutto quel che di buono arriva. Con il risultato che alla fine il basso lo suono bene.
Ma per quale motivo non mi sento soddisfatto?
Perchè?
Dovrei cogliere questa opportunità, farmi una ragione del fatto che come chitarrista non andrò mai oltre il livello di pippa. Sono contento, sinceramente, di ottenere dei risultati positivi sul basso e, se seguissi il buon senso, dovrei abbandonare le mie velleità di chitarrista e compiere la metamorfosi divenendo bassista.
Non ci riesco. Lo considero un fallimento.
Anni ed anni passati a fare bella musica sulla chitarra non possono andare sprecati così, anche se i risultati positivi sono stati pochi e rari in mezzo a tanti insuccessi.
Allora, perchè non riesco ad accontentarmi? Dovrei prendere questo esempio positivo del basso e trasportarlo sulla chitarra: fare le cose senza pensarci, senza pretese, e accontentarsi di quel poco di buono che ne viene.

Ma il punto non è tanto questo. Con uno sforzo potrei anche cercare di assumere questo atteggiamento e vivere più serenamente il rapporto con la chitarra e con la musica in generale.
Il punto è… cosa voglio davvero dalla musica?
Accontentarmi delle briciole, perchè altro non posso avere?
Sarebbe come non riuscire ad auto-affermarmi… o meglio, desiderare che l’auto-affermazione provenga da un successo musicale. E per “successo” intendo… sentirmi soddisfatto di come suono.
E, di riflesso, sentirmi soddisfatto di me.

R.

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