il 29/4/2009 alle 09:25
motivo: mio
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Ho capito, finalmente, qual’è il motivo di tanto mal di fegato che mi attanaglia da mesi e che, a fatica, sto tenendo a bada. L’ho capito, e questa comprensione mi ha colto come una fulgida illuminazione proprio questa mattina, appena sveglio: ho mal di fegato perchè non ho più sedici anni.
No, non sono così decrepito da soffrire di malattie croniche solo perchè ho 32 anni (quasi), non è quella l’associazione di idee che ho fatto… è un’altra.
Il problema vero è un altro: come tante persone in questa italia di Merda (con la “i” minuscola e la “M” maiuscola, non è un errore di battitura!), vivo in una situazione dove si è costretti ad accettare qualsiasi tipo di sopruso lavorativo e abitativo, pur di non perdere quella minima sicurezza di un contratto di lavoro o un tetto sulla testa. E, appunto, come tante altre persone devo inghiottire rospi e bocconi amari, somatizzando l’indigesta situazione e trasformandola in indigestione vera, fisica.
Non posso rifiutarmi di mangiare questa minestra, perchè buttarmi dalla finestra, a 32 anni, è talmente tanto pericoloso da indurmi ad accettare il male minore; in gioco non c’è solo la mia sussistenza, perchè bene o male sono sempre riuscito a cavarmela, ma tutto il futuro di cui mi voglio far carico. Il progetto di una vita, la speranza di trasformarla in qualcosa di meglio per me e per la persona a me più cara, e il duro lavoro che sto svolgendo per realizzare questa speranza sono un peso sopportabile, visto lo scopo bellissimo che voglio raggiungere; ma quello che non sopporto è di dover inghiottire sassi e digerirli, e vedere questi “sassi da inghiottire” come un ostacolo che mi tiene ancora lontano dai miei veri obiettivi.
Tuttavia, sopporto e mando giù… ed è questo il punto centrale di questo mio ciarlare lamentoso. Mando giù, chino la testa, e lascio esplodere all’interno il malessere per questa situazione senza poterlo sfogare all’esterno, e soprattutto… senza potermi ribellare.
Come mi ribellavo a 16 anni.
I soprusi, piccoli o grandi che fossero, ho incominciato ad assaggiarli a quell’età. Una insegnante di italiano che trattava le persone con due pesi e due misure e si accaniva sui deboli e remissivi per un sadico piacere che può solo provare chi sta per andare in pensione e si sente intoccabile. Mi alzai in piedi, un giorno in classe, colpì il banco con un pugno con tutta la forza che avevo e le urlai in faccia l’indignazione mia e di tutta la classe che, fino a quel momento, era rimasta inespressa. Lo feci per difendere un compagno di classe, non me, lo feci perchè andava fatto… e perchè il malessere per quel sopruso non doveva covare dentro di me. E affrontai le ovvie conseguenze (culminate con la bocciatura) a testa alta e sopportando la rabbia (giusta) dei miei genitori e l’isolamento in cui tutti i miei compagni di classe mi fecero piombare per evitare che fossero “toccati” dalla vendetta della professoressa. Affrontai tutto queto a testa alta, ripeto, perchè ero con la coscienza a posto e sorretto dal coraggio delle mie azioni.
Che bei tempi! Come quando urlai il mio sdegno anti-clericale in faccia ad un pretonzolo da due soldi, beccandomi una “scomunica” sulla quale rido ancora su! O come quando feci di testa mia e me ne andai da Lecce (scelta che si rivela sempre più giusta e che, alla lunga, anche i miei stanno apprezzando) per ribellarmi a decisioni che, in fondo, non avevo preso di mia spontanea volontà.
Si, il dolce gusto della giusta ribellione! Quello è ciò che mi manca oggi… E ci pensavo mentre venivo a lavoro.
Oggi si consumerà l’ennesimo sopruso lavorativo, e non potrò… non DOVRO’ reagire. Già mi fa male il fegato al pensiero.
La situazione è questa: io lavoro per una piccola società, che mi manda a lavorare come “consulente” presso altre società. Ma non direttamente… per arrivare a lavorare da un “cliente” devo prima passare attraverso un gioco di scatole cinesi, ovvero… c’è una società medio-grossa che ha come cliente una grossa società di Telecom(r)unicazioni, che prende consulenti da una società media che, a sua volta, prende consulenti da una società piccola che alla fine mi paga lo stipendio. Dunque, facendo due conti… sul mio lavoro ci guadagnano ben 4 persone che non fanno altro che fare delle telefonate e mandare e-mail, mentre io alla fine prendo il mio stipendiuccio passando 12 ore al giorno fuori casa. Stipendiuccio che non puo’ aumentare perchè “non ci sono margini di guadagno”. Ok. Il lavoro è questo. Le cose vanno così. Bisogna che un po’ tutti “mangino”. E ora, la società media che mi ha preso “in prestito” dalla mia piccola società, ha deciso che la cosa gli costa troppo e mi manderà a casa, sostituendomi con un’altra persona. Vabeh, fin qua è “normale”, anche se non dovrebbe esserlo… ma non divaghiamo! Quello che mi ha dato veramente fastidio è questo: io sono venuto a lavorare qui dove lavoro un anno fa, e nessuno mi ha fatto il permesso per entrare, non mi hanno dato le utenze per lavorare, non mi hanno dato neanche la scrivania e, peggio che peggio, il “capo” di questo ufficio non mi ha mai rivolto la parola e non mi ha mai affidato un lavoro, lasciando che fosse il buon cuore dei colleghi a mettermi in condizione di lavorare e di fare qualcosa. Ho finito con il fare “lavori di concetto”, e la situazione non è neanche cambiata nel corso di questo anno: facevo lavori di concetto all’inizio e continuo a farli ad oggi… è già deprimente così com’è. Ma quello che mi ha mandato in bestia ora è che il nuovo arrivato non è ancora arrivato e ha già il permesso, le utenze, la scrivania e tutto quanto gli serve per lavorare. Dio maiale influenzato, mi fermo perchè non voglio trasformare in lagna questo post già lagnoso di per sé.
Il punto è che se ragionassi come quando avevo 16 anni, non avrei accettato una simile situazione così a lungo, e mi sarei ribellato con forza. Con decisione, magari un po’ violenta. E senza alcuna paura delle conseguenze.
Questa volta non ho potuto, spinto anche da un discorsetto paternale della mia società che mi ha chiesto, letteralmente, di “tenere la posizione”. Certo, perchè questa “posizione” fruttava un po’ di soldini alla mia società, e questo argomento purtroppo è disarmante.
Non ho più sedici anni, e devo convivere con un grosso mal di fegato perchè la mia ribellione, ora come ora, non può che esplodere all’interno.
E brucia.
Rob.
