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	<title>La Vita è Davvero Originale (Rob's Blog)</title>
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	<description>(This blog was Wireless Industrial Puppet)</description>
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		<title>Dietro le quinte</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa c&#8217;è di meglio che iniziare la giornata con il colore grigio-mal-di-testa (raffinata citazione dedicata ai fan degli R.E.M.) e un pensiero ricorrente che, finalmente, si trasforma in una serie di parole giuste per essere espressa? C&#8217;è tanto di meglio: ad esempio, svegliarsi con la persona che ami accanto a te e perdersi nel suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c&#8217;è di meglio che iniziare la giornata con il colore grigio-mal-di-testa (raffinata citazione dedicata ai fan degli R.E.M.) e un pensiero ricorrente che, finalmente, si trasforma in una serie di parole giuste per essere espressa? C&#8217;è tanto di meglio: ad esempio, svegliarsi con la persona che ami accanto a te e perdersi nel suo sorriso&#8230; Ma questo pensiero ricorrente è nato proprio perchè Anna non era con me, e  tra oggi e domani affronterà una delle migliaia di prove a cui dobbiamo sottoporci tutti quanti nella nostra vita. E, come si sa, nessuna prova è mai troppo facile, e quelle che lo sembrano nascondono pericolose insidie.</p>
<p>La prova è un concerto di chitarra classica. Ora, quei pochi che leggeranno staranno pensando:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;<em>E allora? Che c&#8217;è di difficile in un concerto? In fondo chi fa musica lo fa per divertimento. E, soprattutto, chi fa il conservatorio è sempre preparato per un concerto</em>&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco, se la pensate così vi avverto: scansatevi, perchè vi tiro uno dei miei scarponi da neve appena tolti dai piedi. Se non tutti e due.</p>
<p>La vogliamo smettere di considerare la musica come un divertimento che non comporta alcun sacrificio e regala solo divertimento? Vogliamo iniziare, una buona volta, a considerare la professione del musicista come una professione dignitosa, pari alle altre?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forse questo giudizio superficiale nasce dal fatto che la musica è una forma d&#8217;arte e che si fa solo per passione. E, obiettivamente, in fondo ci si diverte anche. <em>Anche</em>. Non <em>solo</em>. E qui sta il punto: vorrei sfidare chiunque a dire se si diverte a fare il suo lavoro. Il lavoro in sé non è divertente. La musica, invece, regala emozioni a chi la ascolta e, infine, anche a chi la suona. Ma&#8230; c&#8217;è un ma, come sempre. Quel divertimento altro non è se non la soddisfazione che si prova, dopo anni e anni di sacrificio, quando la propria musica <em>arriva</em> al pubblico, <em>comunica</em> qualcosa di incomunicabile a parole, diventa <em>empatia</em>. Quando questo accade si parla della &#8220;magia&#8221; della musica, ma non si considera il fatto che questa magia nasca dallo studio. Un musicista non riuscirebbe mai a fare questa magia se non avesse affrontato decenni di sacrifici e di studio serio. Apro una parentesi: c&#8217;è anche chi possiede un talento talmente grande da riuscire a diventare subito un bravo musicista senza apparenti sacrifici. La verità è che questi talenti vanno poi coltivati e richiedono altrettanto sacrifcio, al dilà degli exploit iniziali, per far sì che il talento si trasformi in costanza.</p>
<p>La musica è estremo sacrificio, a tutti i livellli. Anni e anni di studi, parecchi soldi spesi e nessuna garanzia di un futuro lavorativo serio per chi decide di farne una professione. E per chi, invece, si trova un lavoro &#8220;normale&#8221; per necessità e continua a coltivare la sua passione per la musica a costo di ulteriori sacrifici, si vede appiccicare addosso l&#8217;etichetta dell&#8217;hobbysta che fa musica solo e soltanto per divertimento. Ma ci tornerò dopo: è un capitolo a parte che richiede ulteriori approfondimenti; per ora voglio parlare di chi, invece, ha fatto la sua precisa scelta di vita.</p>
<p>Non è affatto facile salire su un palchetto, di fronte ad un piccolo pubblico e con il proprio strumento come unica difesa da quegli sguardi indagatori che si aspettano tanto da te. Non è facile fare mezz&#8217;ora di concerto, anzi&#8230; è <em>maledettamente</em> difficile, anche per chi ha accumulato anni e anni sullo strumento. Se poi sei da solo, appare un&#8217;impresa impossibile. Eppure il coraggio si trova, e la Passione è l&#8217;unica spinta positiva in questo mare di correnti negative che tentano di ostacolare il musicista. Si, perchè qualsiasi altro lavoro si può fare anche senza passione, anche solo per necessità; ma per fare il musicista ci vuole solo tanta, tanta passione. Per affrontare i sacrifici. Per farsi scivolare addosso il giudizio che tutti i non musicisti danno del musicista, ovvero quello che mi ha spinto a riflettere e scrivere queste righe.</p>
<p>Un musicista si può anche commuovere quando suona, e può anche sembrare che ciò che fa sia facile e alla portata di tutti. E poi, ci vuole davvero tanto coraggio a salire su quel palco, anche se si hanno alle spalle anni di studi ed un&#8217;apparente sicurezza di sé. Si mette a nudo la propria anima, ci si mette in gioco. E questa è una difficoltà che ben pochi sono disposti ad affrontare, mentre per un musicista deve diventare normale e, in qualche modo, deve imparare a convivere con tutte quelle insicurezze che, bene o male, lo accompagneranno per tutta la vita. Perchè non è facile, non ci si sente mai sicuri al 100% quando si sale su un palco, perchè si ha sempre paura dell&#8217;imponderabile che, in qualche maniera, è sempre dietro l&#8217;angolo e può rovinare la tua esibizione. E lasciare agli altri il gusto di criticarti e additarti come un cattivo musicista. Voialtri non musicisti, se leggerete queste parole, abbiate rispetto la prossima volta per chiunque salga su un palco con uno strumento e si mette in gioco. Non è facile, e non tutti lo fanno solo per mettersi in mostra.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le ragnatele</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 12:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mah, sarà perchè oggi non ho altro da fare a lavoro se non aspettare. E per una serie incredibile di azioni, una conseguente all&#8217;altra, ho finito con il trasccorrere la mattinata a fare &#8220;pulizie&#8221;: a togliere le ragnatele dalla gestione dei miei siti. Mica ho solo questo blog&#8230; ma andiamo con ordine. Tutto inizia da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, sarà perchè oggi non ho altro da fare a lavoro se non aspettare. E per una serie incredibile di azioni, una conseguente all&#8217;altra, ho finito con il trasccorrere la mattinata a fare &#8220;pulizie&#8221;: a togliere le ragnatele dalla gestione dei miei siti.<br />
Mica ho solo questo blog&#8230; ma andiamo con ordine.<br />
Tutto inizia da una e-mail di spam. Anzi, di phishing. Come sempre, sono curioso di vedere dove punti realmente la URL che dovrei cliccare, e in questo caso si tratta di una pagina nascosta in un sito gestito da altervista.org. Ganzo, anche io un tempo ero registrato ad altervista! Vado un po&#8217; a vedere la home, perchè mi balena l&#8217;idea che forse potrei registrarmi e avere a disposizione un po&#8217; di spazio statico per ospitare contenuti &#8220;cached&#8221; dei miei siti. Piccoli trucchi del mestiere&#8230; Ma andiamo oltre. Sulla home, ho visto che era possibile installare su altervista alcune famose piattaforme per siti web in PHP.<br />
Ganzo! Anche altervista non limita più al solo HTML, come quando iniziai a fare roba web!<br />
Tra quelle applicazioni ne vedo una&#8230; maledetti&#8230; che promette bene: zenPHOTO.<br />
Vado a curiosare, e dopo 5 minuti la scarico: è perfetta per il mio fotoblog che langue da mesi perchè non riesco a configurare per bene WordPress e a fargli fare quello che dico io.<br />
Già che ci sono, vado a scaricare la nuova versione di WordPress, tanto per aggiornare il motore su cui gira questo Blog.<br />
Poi, vado sul pannello di controllo del mio provider perchè ho bisogno di vedere se posso configurare alcune cose necessarie al zenPHOTO e al nuovo WordPress.<br />
E là mi ricordo una cosa: Ganzo, ho delle caselle email @capitanharlock.com!<br />
Fammi andare a vedere un po&#8217; se c&#8217;è qualche e-mail, e soprattutto&#8230; se qualcuno si ricorda ancora che ho un sito dedicato a Capitan Harlock che, nonostante sia infestato da ragnatele da più di 4 anni, esiste ancora.<br />
Bene, mi vergogno di me stesso: nonostante il sito sia a tutti gli effetti morto, ho un bel po&#8217; di gente che mi ha scritto negli ultimi tre anni a cui non ho mai risposto.<br />
Ganzo, sono proprio un pezzo di m***a!<br />
Decido di salvare la faccia in qualche maniera, e faccio una mail generale di risposta un po&#8217; a tutti, dicendo che non posso promettere un sito nuovo né in tempi brevi e, forse, neanche in tempi medi.<br />
Mi sento piccolo piccolo dalla vergogna. Sia per questo blog, su cui vorrei scrivere ma poi, alla fine, non lo faccio quasi mai. E soprattutto, per il sito di Harlock: c&#8217;è ancora una ristretta cerchia di persone che non riesce a trovare soddisfazione nei siti commerciali, nei blog fatti solo per raccogliere pubblicità e nei social network. O in Wikipedia. Che ha bisogno di un sito dedicato come si facevano una volta, monotematico ma completo di tutte le informazioni di cui ha bisogno. Magari senza gli effetti speciali ultra-tecnologici del web 2.0, ma fatto di sostanza e, magari, scritto in un italiano decente.<br />
Quel web perso, che da una decina d&#8217;anni tende a scomparire e si riempie solo di ragnatele.<br />
Ricordate quelle squallide &#8220;pagine personali&#8221; fatte solo in HTML con i più improbabili accostamenti grafici e pesanti da caricare? Quelle che hanno iniziato un po&#8217; a languire già con l&#8217;avvento delle piattaforme di blogging, con i loro temi e plugin. Quelle che si facevano con Frontpage (per chi si installava Office 97 / 2000 piratato) o addirittura con Word o PowerPoint (idem, come prima); chi usava WordPress era già sofisticato, o &#8220;professionale&#8221;. Ricordate quel web fatto di motori di ricerca che ti portavano alla pagina un po&#8217; più completa, e non a quella meglio pubblicizzata? Ricordate, insomma, il web 1.0?<br />
E&#8217; un po&#8217; come se una enorme stanza fosse stata riempita di vecchi bauli contenenti vecchie riviste, si fosse accumulata tanta di quella polvere da farti desistere nell&#8217;aprire i suddetti bauli anche solo per curiosare. Troppo peso e troppa fatica, soprattutto perchè ci sono altre stanze più attraenti e nelle quali sembra che siamo quasi obbligati ad entrare, visto che sono le prime a presentarcisi davanti; e noi, pigri e scarsamente curiosi, ci accontentiamo di quello che troviamo in queste stanze arredate in stile moderno: tanta apparenza, pochissima sostanza, un sacco di pubblicità.<br />
Non solo.<br />
Agli albori degli SMS si era quasi obbligati all&#8217;uso di un linguaggio breve perchè nei 160 caratteri a disposizione si voleva (o doveva) condensare di tutto un po&#8217; e le abbreviazioni tornavano utili. Ma questa tendenza ha contagiato parecchio il modo di scrivere nel web: basta vedere come scrivono nei vari forum, social network e nei microblog.<br />
Microblog: ormai avere un blog e scrivere quanto sto scrivendo oggi è anacronistico. Figuriamoci avere un sito come quello su Capitan Harlock, personaggio vetusto già di per sé; è roba da nostalgici.<br />
Come quelli che vogliono comprare l&#8217;Amiga 1200 originale, per giocare con i giochi di una volta.<br />
Mi sento un vecchietto, e come tale sto anche divagando&#8230;<br />
Cosa volevo dire? Oltre che riempire di bytes un blog che è fermo da Aprile, nonostante i buoni propositi che ciclicamente faccio e puntualmente disattengo, volevo riflettere sulle ragnatele.<br />
Quelle che infestano il mio blog, il mio sito dedicato ad Harlock e, in generale, un vecchio World Wide Web che sembra destinato a sparire.<br />
Che sia il senso di colpa verso quelle persone a cui oggi ho scritto, verso me stesso, oppure la voglia di tenere accesa una fiammella che, in qualche maniera, ricordi a qualcuno che esiste ancora chi ha voglia di comunicare per bene, condividere conoscenza, e sentirsi un pochino indipendente da questa moderna voglia di comunicazione rapida e a tutti i costi&#8230; se siano questi i veri motivi per cui oggi faccio l&#8217;ennesimo buon proposito (che verrà disatteso?), o se ce ne siano altri, non lo so.<br />
Ma una cosa è certa: questo post sembra la &#8220;seconda parte&#8221; di quello che ho scritto ad aprile, e forse vuol dire che nella mia testolina bacata una qualche specie di &#8220;ideale&#8221; è rimasto vivo.<br />
Bene. Meglio così.</p>
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		<title>Chi non muore (su Facebook)&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 16:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230; si rivede. Da settembre 2009 ad oggi, 20 aprile 2011, ne è passata di acqua sotto i ponti. E l&#8217;erba del vicino è sempre più verde. E i migliori sono sempre i primi ad andarsene&#8230; no, no sono vivo, vegeto e ho passato indenne alcuni guai che, per fortuna, posso raccontare al passato. Evidentemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; si rivede.<br />
Da settembre 2009 ad oggi, 20 aprile 2011, ne è passata di acqua sotto i ponti.<br />
E l&#8217;erba del vicino è sempre più verde.<br />
E i migliori sono sempre i primi ad andarsene&#8230; no, no sono vivo, vegeto e ho passato indenne alcuni guai che, per fortuna, posso raccontare al passato. Evidentemente non sono tra &#8220;i migliori&#8221;.<br />
Ora devo decidere: scrivo un lunghissimo post in cui racconto tutto ciò che mi è accaduto da settembre 2009 ad oggi, oppure fischietto indifferente e continuo come se nulla fosse?<br />
Preferisco la seconda idea.<br />
Si, perchè sono pigro, e forse questo è uno dei tanti motivi per cui non ho scritto &#8230; da un anno e mezzo circa.</p>
<p>Vorrei disintossicarmi da Facebook (altro motivo per cui non ho scritto molto), e riappropriarmi di questa dimensione privata. Non ne sono assolutamente sicuro, ma forse questo post finirà su Facebook&#8230; non si sfugge.</p>
<p>Vorrei tornare a vivere la mia vita virtuale di avatar su internet, e farlo in un posto che mi faccia sentire più &#8220;in casa&#8221; che non &#8220;sulla piazza&#8221;. Come su Facebook appunto.<br />
Vorrei che ciò che scrivo risieda in un posto (virtuale) su cui ho il pieno controllo. Diversamente da quanto accade su Facebook.</p>
<p>Cosa c&#8217;è, per caso si legge tra le righe che ce l&#8217;ho con Facebook? No, affatto. Interpretazione sbagliata. Io su Facebook continuerò a starci e, con i miei tempi e ritmi, continuerò a &#8220;condividere in bacheca&#8221;.</p>
<p>Facebook ha ammazzato i blog? No, direi piuttosto che ha fornito un alibi a tutte quelle menti pigre che non se la sentono di mettersi da soli a confronto con i propri pensieri, le proprie riflessioni, e non vogliono sprecare il proprio tempo a trasformare questa pappa fumosa in pensieri coerenti e traducibili in parole (scritte). Con Facebook scrivi una frase, oppure non hai neanche bisogno di scrivere: un&#8217;immagine, un video&#8230; un pensiero veloce, breve, superficiale e fugace sia nelle intenzioni che nel modo in cui se ne usufruisce. Non vale per tutti, ovvio, ma il succo è questo. E non punto il dito contro nessuno, perchè io stesso sono andato avanti così per un anno e mezzo.</p>
<p>Ma adesso basta: il blog è una dimensione che mi è sempre piaciuta, e che voglio riprendere piano piano e, se posso, con regolarità.<br />
Voglio un posto dove scrivere <strong>per me</strong>, e per me solo.<br />
Chi vuol leggere legga pure e chi vuol condividere lo faccia: ne sarei contento.</p>
<p>Infine una nota sul template: l&#8217;ho cambiato perchè con l&#8217;aggiornamento di WordPress il vecchio template (da me creato) non andava più bene. E poi perchè era pesante, sia visivamente che tecnicamente. Per ora c&#8217;è questo, poi ne farò un altro con le mie manine telematiche.<br />
Via, arieggiamo le stanze.</p>
<p>* Rob</p>
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		<title>Censura</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 08:42:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei regimi autoritari la censura politica impedisce a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie a quelle del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di trattare taluni argomenti o attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione. (fonte: Wikipedia)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei regimi autoritari la censura politica impedisce a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie a quelle del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di trattare taluni argomenti o attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione.<br />
(fonte: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Censura">Wikipedia</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;utilizzatore finale</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 20:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io non voglio spendere altre parole oltre quelle che si stanno sprecando sulla stampa ancora indipendente e su quella estera. Questo è il passaggio finale dell&#8217;articolo di Giuseppe D&#8217;Avanzo che appare su Repubblica.it, &#8220;L&#8217;utilizzatore finale&#8221;, e sintetizza perfettamente il mio pensiero e le mie preoccupazioni. &#8220;Che cosa deve ancora accadere perché la politica, a cominciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non voglio spendere altre parole oltre quelle che si stanno sprecando sulla stampa ancora indipendente e su quella estera.<br />
Questo è il passaggio finale dell&#8217;articolo di Giuseppe D&#8217;Avanzo che appare su Repubblica.it, &#8220;L&#8217;utilizzatore finale&#8221;, e sintetizza perfettamente il mio pensiero e le mie preoccupazioni.</p>
<p><img border="0" src="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-8/vita-disordinata/lapr_16047585_10470.jpg" /></p>
<p>&#8220;Che cosa deve ancora accadere perché la politica, a cominciare da chi ha sempre sostenuto la leadership di Berlusconi, prenda atto che il capo del governo è vittima soltanto di se stesso? Che il suo silenzio non potrà durare in eterno? Che presto il capo del governo, trasformatosi in una sola notte da cigno in anatra zoppa, non è più la soluzione della crisi italiana, ma un problema in più per il Paese. Forse, il dilemma più grave e più drammatico se non si riuscirà a evitare che la crisi personale di una leadership divenga la tragedia di una nazione.&#8221;</p>
<p>(Giuseppe D&#8217;Avanzo &#8211; Repubblica.it 18 giugno 2009)</p>
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		<title>Rockstar</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 16:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[mio]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando dico che un giorno sarò una rockstar, ecco cosa intendo: ihihih XD! R.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando dico che un giorno sarò una rockstar, ecco cosa intendo:</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/icIygHdSGFc&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/icIygHdSGFc&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>ihihih XD!</p>
<p>R.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Teicfaiv&#8230;</title>
		<link>http://www.capitanharlock.com/weblog/teicfaiv/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 14:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[mio]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei suonare il basso così: &#8230; e aggiungo: VOGLIO UNA LOOP-STATION!&#8230; R.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei suonare il basso così:</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/emzBOpfUOWw&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/emzBOpfUOWw&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>&#8230; e aggiungo: VOGLIO UNA LOOP-STATION!&#8230;</p>
<p>R.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Se avessi sedici anni</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 08:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[mio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho capito, finalmente, qual&#8217;è il motivo di tanto mal di fegato che mi attanaglia da mesi e che, a fatica, sto tenendo a bada. L&#8217;ho capito, e questa comprensione mi ha colto come una fulgida illuminazione proprio questa mattina, appena sveglio: ho mal di fegato perchè non ho più sedici anni. No, non sono così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho capito, finalmente, qual&#8217;è il motivo di tanto mal di fegato che mi attanaglia da mesi e che, a fatica, sto tenendo a bada. L&#8217;ho capito, e questa comprensione mi ha colto come una fulgida illuminazione proprio questa mattina, appena sveglio: ho mal di fegato perchè non ho più sedici anni.<br />
No, non sono così decrepito da soffrire di malattie croniche solo perchè ho 32 anni (quasi), non è quella l&#8217;associazione di idee che ho fatto&#8230; è un&#8217;altra.<br />
Il problema vero è un altro: come tante persone in questa italia di Merda (con la &#8220;i&#8221; minuscola e la &#8220;M&#8221; maiuscola, non è un errore di battitura!), vivo in una situazione dove si è costretti ad accettare qualsiasi tipo di sopruso lavorativo e abitativo, pur di non perdere quella minima sicurezza di un contratto di lavoro o un tetto sulla testa. E, appunto, come tante altre persone devo inghiottire rospi e bocconi amari, somatizzando l&#8217;indigesta situazione e trasformandola in indigestione vera, fisica.<br />
Non posso rifiutarmi di mangiare questa minestra, perchè buttarmi dalla finestra, a 32 anni, è talmente tanto pericoloso da indurmi ad accettare il male minore; in gioco non c&#8217;è solo la mia sussistenza, perchè bene o male sono sempre riuscito a cavarmela, ma tutto il futuro di cui mi voglio far carico. Il progetto di una vita, la speranza di trasformarla in qualcosa di meglio per me e per la persona a me più cara, e il duro lavoro che sto svolgendo per realizzare questa speranza sono un peso sopportabile, visto lo scopo bellissimo che voglio raggiungere; ma quello che non sopporto è di dover inghiottire sassi e digerirli, e vedere questi &#8220;sassi da inghiottire&#8221; come un ostacolo che mi tiene ancora lontano dai miei veri obiettivi.</p>
<p>Tuttavia, sopporto e mando giù&#8230; ed è questo il punto centrale di questo mio ciarlare lamentoso. Mando giù, chino la testa, e lascio esplodere all&#8217;interno il malessere per questa situazione senza poterlo sfogare all&#8217;esterno, e soprattutto&#8230; <em>senza potermi ribellare</em>.<br />
Come mi ribellavo a 16 anni.</p>
<p>I soprusi, piccoli o grandi che fossero, ho incominciato ad assaggiarli a quell&#8217;età. Una insegnante di italiano che trattava le persone con due pesi e due misure e si accaniva sui deboli e remissivi per un sadico piacere che può solo provare chi sta per andare in pensione e si sente intoccabile. Mi alzai in piedi, un giorno in classe, colpì il banco con un pugno con tutta la forza che avevo e le urlai in faccia l&#8217;indignazione mia e di tutta la classe che, fino a quel momento, era rimasta  inespressa. Lo feci per difendere un compagno di classe, non me, lo feci perchè andava fatto&#8230; e perchè il malessere per quel sopruso non doveva covare dentro di me. E affrontai le ovvie conseguenze (culminate con la bocciatura) a testa alta e sopportando la rabbia (giusta) dei miei genitori e l&#8217;isolamento in cui tutti i miei compagni di classe mi fecero piombare per evitare che fossero &#8220;toccati&#8221; dalla vendetta della professoressa. Affrontai tutto queto a testa alta, ripeto, perchè ero con la coscienza a posto e sorretto dal coraggio delle mie azioni.<br />
Che bei tempi! Come quando urlai il mio sdegno anti-clericale in faccia ad un pretonzolo da due soldi, beccandomi una &#8220;scomunica&#8221; sulla quale rido ancora su! O come quando feci di testa mia e me ne andai da Lecce (scelta che si rivela sempre più giusta e che, alla lunga, anche i miei stanno apprezzando) per ribellarmi a decisioni che, in fondo, non avevo preso di mia spontanea volontà.<br />
Si, il dolce gusto della giusta ribellione! Quello è ciò che mi manca oggi&#8230; E ci pensavo mentre venivo a lavoro.<br />
Oggi si consumerà l&#8217;ennesimo sopruso lavorativo, e non potrò&#8230; non <em><strong>DOVRO&#8217;</strong></em> reagire. Già mi fa male il fegato al pensiero.</p>
<p>La situazione è questa: io lavoro per una piccola società, che mi manda a lavorare come &#8220;consulente&#8221; presso altre società. Ma non direttamente&#8230; per arrivare a lavorare da un &#8220;cliente&#8221; devo prima passare attraverso un gioco di scatole cinesi, ovvero&#8230; c&#8217;è una società medio-grossa che ha come cliente una grossa società di Telecom(r)unicazioni,  che prende consulenti da una società media che, a sua volta, prende consulenti da una società piccola che alla fine mi paga lo stipendio. Dunque, facendo due conti&#8230; sul mio lavoro ci guadagnano ben 4 persone che non fanno altro che fare delle telefonate e mandare e-mail, mentre io alla fine prendo il mio stipendiuccio passando 12 ore al giorno fuori casa. Stipendiuccio che non puo&#8217; aumentare perchè &#8220;non ci sono margini di guadagno&#8221;. Ok. Il lavoro è questo. Le cose vanno così. Bisogna che un po&#8217; tutti &#8220;mangino&#8221;. E ora, la società media che mi ha preso &#8220;in prestito&#8221; dalla mia piccola società, ha deciso che la cosa gli costa troppo e mi manderà a casa, sostituendomi con un&#8217;altra persona. Vabeh, fin qua è &#8220;normale&#8221;, anche se non dovrebbe esserlo&#8230; ma non divaghiamo! Quello che mi ha dato <strong>veramente fastidio</strong> è questo: io sono venuto a lavorare qui dove lavoro un anno fa, e  nessuno mi ha fatto il permesso per entrare, non mi hanno dato le utenze per lavorare, non mi hanno dato neanche la scrivania e, peggio che peggio, il &#8220;capo&#8221; di questo ufficio non mi ha mai rivolto la parola e non mi ha mai affidato un lavoro, lasciando che fosse il buon cuore dei colleghi a mettermi in condizione di lavorare e di fare qualcosa. Ho finito con il fare &#8220;lavori di concetto&#8221;, e la situazione non è neanche cambiata nel corso di questo anno: facevo lavori di concetto all&#8217;inizio e continuo a farli ad oggi&#8230;  è già deprimente così com&#8217;è. Ma quello che mi ha mandato in bestia ora è che il nuovo arrivato non è ancora arrivato e ha già il permesso, le utenze, la scrivania e tutto quanto gli serve per lavorare. <strong><em>Dio maiale influenzato</em></strong>, mi fermo perchè non voglio trasformare in lagna questo post già lagnoso di per sé.<br />
Il punto è che se ragionassi come quando avevo 16 anni, non avrei accettato una simile situazione così a lungo, e mi sarei ribellato con forza. Con decisione, magari un po&#8217; violenta. E senza alcuna paura delle conseguenze.<br />
Questa volta non ho potuto, spinto anche da un discorsetto paternale della mia società che mi ha chiesto, letteralmente, di &#8220;tenere la posizione&#8221;. Certo, perchè questa &#8220;posizione&#8221; fruttava un po&#8217; di soldini alla mia società, e questo argomento purtroppo è disarmante.</p>
<p>Non ho più sedici anni, e devo convivere con un grosso mal di fegato perchè la mia ribellione, ora come ora, non può che esplodere all&#8217;interno.<br />
E brucia.</p>
<p>Rob.</p>
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		<title>Me dispiace&#8230;.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 06:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-406" title="Si commenta da sola" src="http://www.capitanharlock.com/weblog/wp-content/uploads/2009/04/vauro-berlusconi_marchese_del_grillo.jpg" alt="Si commenta da sola" width="322" height="400" /></p>
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		<title>Eppure non siamo così diversi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 16:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so come, non so perchè, non so quale via oscura mi abbia portato sulle tracce di questo video, tuttavia&#8230; appena l&#8217;ho visto ho pensato questo: Loro erano i Beatles e noi siamo i Factotum.  Però, non siamo così diversi&#8230; anche loro cazzeggiavano durante le prove! Con questo&#8230; non intendo mostrarmi presuntuoso perchè se loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so come, non so perchè, non so quale via oscura mi abbia portato sulle tracce di questo video, tuttavia&#8230; appena l&#8217;ho visto ho pensato questo:</p>
<p><em>Loro erano i Beatles e noi siamo i Factotum.  Però, non siamo così diversi&#8230; anche loro cazzeggiavano durante le prove!</em></p>
<p>Con questo&#8230; non intendo mostrarmi presuntuoso perchè se loro erano i grandi Beatles ci sarà pure un motivo, e se noi siamo solo i Factotum è perchè i tempi sono cambiati troppo. Magari allora avremmo avuto una possibilità di emergere come l&#8217;hanno avuta loro, ma vabeh&#8230; nessuna divagazione.<br />
Il punto centrale è questo: anche loro, come noi, si <em>divertivano</em> mentre suonavano. La musica era arte, creatività, evasione dalla realtà&#8230; e anche divertimento.<br />
E, a parte la quantità di dischi venduti, non ci vedo troppa differenza tra noi e i Beatles. Almeno per quanto riguarda l&#8217;atteggiamento nei confronti della musica&#8230;</p>
<p> <img src='http://www.capitanharlock.com/weblog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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